Report crisi settore metalmeccanico in provincia di Vicenza

Il quadro per la provincia di Vicenza nel primo semestre del 2026, evidenzia uno stato di forte tensione occupazionale e industriale che coinvolge almeno 27 aziende con presenza sindacale della FIM CISL e un totale di circa 3.500 lavoratori.

settori e filiera metalmeccanica

La contrazione impatta in modo diffuso il tessuto manifatturiero vicentino, evidenziando una spiccata concentrazione nel macro-settore metalmeccanico, della fonderia e della produzione di macchinari industriali:

  • Fonderia, forgiatura e lavorazione dei metalli: Rappresenta il comparto più colpito per numero di occupati, con oltre 1.500 lavoratori interessati. Comprende aziende di grande rilevanza quali C2MAC Group (400 dipendenti), FOC Ciscato SPA (170), Fonderie Pavinato (150), RTD Forge (70), Baldanforge (50) e ASFO Vicenza (20).
  • Macchine agricole e industriali: Il segmento registra importanti sofferenze legate a grandi siti produttivi, tra cui AGCO SPA (760 dipendenti nella produzione di mietitrebbie) e l’unità di Thiene di SCM Group (300 dipendenti nelle macchine per la lavorazione del legno), oltre a Gemata (107) e Bottero SPA (60).
  • Elettromeccanica, termomeccanica e impiantistica: Coinvolge realtà articolate tra cui Telwin (200), Taco Italia (120), Zepa SPA (110), BDF Digital (40), e Smalterie Vicentine (34).
  • Componentistica e produzioni specializzate: Riguarda brand ed eccellenze territoriali quali Campagnolo SRL nel settore del ciclismo (300 dipendenti) e Trafimet Group nelle torce per saldatura (97 dipendenti).
  • Altri settori manifatturieri: Le difficoltà si estendono ai beni di consumo con Ferplast SPA (180 lavoratori), al settore orafo con Livior (70 lavoratori), all’arredamento, fino alla subfornitura meccanica e lavorazioni di precisione come T.M.A. SPA (80), OMP (20), FORT (20), Forvit (14) e Lamec (14).

dimensione aziendale

L’impatto occupazionale risulta fortemente sbilanciato verso le strutture di maggiori dimensioni:

  • Grandi imprese (> 300 dipendenti): 6 aziende concentrano da sole 2.430 lavoratori (il 53,9% del totale provinciale), ovvero AGCO SPA (760), C2MAC Group (400), SCM Group Thiene (300) e Campagnolo SRL (300).
  • Medio-grandi imprese (100–299 dipendenti): 8 aziende coinvolgono 1.257 lavoratori (tra cui Telwin, Ferplast, FOC Ciscato, Fonderie Pavinato, Taco Italia, Zepa e Gemata).
  • Medie imprese (50–99 dipendenti): 8 aziende contano 592 lavoratori interessati (tra cui Trafimet, T.M.A., Livior, RTD Forge, Bottero e Baldanforge).
  • Piccole imprese (< 50 dipendenti): 9 strutture raccolgono complessivamente 232 lavoratori.

Cause prevalenti e strumenti di tutela sociale

La Crisi di Settore è indicata come la causa primaria nella quasi totalità dei casi censiti. Vi si affiancano situazioni legate a Crisi Finanziaria e Crisi d’Indotto.

La risposta alla tenuta occupazionale si basa prevalentemente sull’utilizzo di strumenti di ammortizzazione concertati con le Organizzazioni Sindacali, come la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) i Contratti di Solidarietà (CDS). Nei contesti di maggiore complessità si fa ricorso alla CIGS ma anche a procedure di licenziamento collettivo.

Impatto della crisi sull’Indotto

Se la contrazione degli ordini e le riorganizzazioni industriali in atto colpiscono in prima battuta le grandi imprese capofila del comparto metalmeccanico vicentino, la reale dimensione della crisi si rivela nella sua ampiezza analizzando la fitta rete della subfornitura e del conto terzi.

Il tessuto produttivo della provincia di Vicenza si caratterizza per una spiccata interdipendenza: ogni grande gruppo industriale o primario committente sostiene una catena del valore composta da centinaia di piccole e medie imprese (PMI) e micro-realtà artigiane specializzate.

Stima del potenziale indotto

Per ogni posto di lavoro a rischio o in cassa integrazione nelle grandi aziende industriali, si stima un impatto riflesso di almeno 1,5 – 2 lavoratori nell’indotto diretto e indiretto.

La cancellazione o il rinvio delle commesse da parte delle aziende committenti si traduce immediatamente in un blocco delle lavorazioni, spingendo rapidamente le piccole officine verso il ricorso all’FSBA (Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato) o al rischio reale di cessazione dell’attività.

La crisi del settore metalmeccanico vicentino non è dunque circoscritta ai soli grandi marchi o stabilimenti storici, ma rischia di provocare una reazione a catena con la progressiva perdita di un patrimonio di competenze artigianali e tecniche unico sul territorio.

Vicenza, 15 ottobre 2026

                                                                                                              p.la FIM CISL Vicenza

                                                                                                              Davide Passuello

                                                                                                              Segr. Gen.

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