IL REPORT DELLA FIM-CISL DEL 18 FEBBRAIO 2026 DELINEA UN QUADRO CRITICO PER IL SETTORE METALMECCANICO ITALIANO, CON UN FOCUS SPECIFICO CHE TOCCA ANCHE IL TERRITORIO DI VICENZA.

Vicenza e Territorio

  • Vertenza Acciaierie Valbruna: lo stabilimento, presente a Vicenza e Bolzano, è coinvolto in una crisi legata alla scadenza delle concessioni dei terreni a Bolzano. La FIM sottolinea che la risoluzione di questa vertenza con un’assegnazione stabile delle aree garantirebbe la continuità produttiva e occupazionale anche per la sede di Vicenza.
  • In provincia di Vicenza: si registrano almeno altre 34 crisi aziendali che coinvolgono circa 4.600 addetti, dove vengono utilizzati strumenti di integrazione salariale a salvaguardia dei posti di lavoro. I settori più colpiti sono il Termomeccanico, produzione macchine agricole, Orafo/argentiero, fonderie, forge, elettronica, beni di consumo, settore del ciclo e mobilità elettrica.  
  • Regioni più colpite: il Veneto, insieme a Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, è tra le aree con il più alto tasso di industrializzazione che registrano un aumento delle ore di cassa integrazione.

Dati Generali e Cause della Crisi

  • Lavoratori coinvolti: nel 2025 sono 115.397 i metalmeccanici in crisi, con un aumento di circa 12.000 unità rispetto al 2024.
  • Costo dell’energia: rappresenta la priorità assoluta. In Italia il costo dell’energia è mediamente superiore del 30% rispetto alla media UE (115 euro/Mwh contro i 90 della Germania e i 50 della Francia).
  • Difficoltà finanziarie: il calo dei prestiti (-3,8%) e la complessità burocratica per accedere ai fondi di “Transizione 5.0” penalizzano le PMI, rallentando gli investimenti.
  • Cassa Integrazione: si registra un aumento significativo delle ore autorizzate (+17% nel settore metalmeccanico e +20% in quello siderurgico).

Situazione dei Settori Chiave

  • Automotive: produzione di Stellantis in forte calo (-24,5%). La crisi colpisce duramente l’indotto, composto da oltre 256.000 lavoratori e numerose aziende di componentistica.
  • Elettrodomestico: il “Made in Italy” è ormai quasi totalmente in mani straniere (Beko, Electrolux) e sconta la concorrenza asiatica e il calo dei consumi.
  • Siderurgia: le vertenze storiche (ex-Ilva, Piombino, Sider Alloys) restano senza soluzioni definitive. All’ex-Ilva la produzione è ai minimi storici (sotto i 3 mln/t).
  • Termomeccanica: soffre per il calo dell’export e necessita di un fondo per sostenere la transizione dalle caldaie a gas all’elettrico.

Nota Positiva

  • Settori in crescita: a differenza del resto del comparto, i settori dell’aerospazio, della difesa e della cantieristica navale vivono un periodo di espansione.
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